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Web, tecnologia e accessibilità

martedì 15 dicembre 2009

Google annuncia ufficialmente il Google Phone

Per ora è unicamente nelle mani di un numero imprecisato di dipendenti Google, ma il Google Phone, cioè un telefono brandizzato Google con a bordo Android è ormai un fatto ufficiale.

E' arrivato infatti dopo numerosi rumor, illazioni e smentite un annuncio da parte di Mountain View che conferma l´intenzione di mettere in commercio un suo telefono.


Secondo quanto trapela dai Googler che sono stati selezionati per il test, il Google Phone avrà OS Android 2.1 e sarà prodotto quasi certamente da
HTC. Il telefono sarebbe molto veloce e sottile come l'iPhone, con un chip Snapdragon e uno schermo ad alta risoluzione: touschscreen, naturalmente.

"Essendo il test per ora limitato ai nostri dipendenti, non possiamo fornire dettagli sul dispositivo" scrive Google "ma speriamo di poterlo fare presto".


E c'è da crederci, se come emerge dalle prime informazioni, la commercializzazione del Google Phone dovrebbe avvenire già il mese prossimo, a inizio 2010.


[Fonte:
Software Zone]

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mercoledì 11 novembre 2009

Samsung sfida Android con Bada

Samsung, il più grande conglomerato industriale del mondo, decide di entrare nel già sovraffollato mercato dei sistemi operativi per smartphone, PDA e dispositivi mobile annunciando Bada, una piattaforma, a dire del produttore, ricca di opportunità e strumenti innovativi per sviluppatori che potranno lavorare più o meno a briglie sciolte su ogni genere di esperienza applicativa.

Dall'alto della sua forza tecnologica ed economica, il colosso sudcoreano già produce cellulari evoluti su cui gira ogni sorta di OS oggi disponibile, poco importa che si tratti di Windows Mobile, Symbian, Android o altri. Lo sviluppo di un sistema brandizzato potrebbe dunque essere giustificato con la volontà di gestire una piattaforma che, per quanto venga definita aperta, potrebbe limitarsi a potenziare l'esperienza degli utenti di dispositivi Samsung.


Nella press release ufficiale, Bada ("oceano" in coreano) viene descritto come un sistema operativo open source dotato di uno degli ambienti più adatti allo sviluppo di appliance, soprattutto nel campo delle applicazioni in remoto (o "cloud computing" che dir si voglia). Completano il quadro un'interfaccia utente definita "rivoluzionaria" e la possibilità per gli operatori di telefonia di personalizzare i dispositivi Bada con servizi "unici e differenziati".


Open source, orientato agli sviluppatori e votato al mercato consumer, Bada si qualifica in tutto come una vera e propria alternativa ad Android di Google. Con la differenza non da poco che il sistema operativo dell'androide verde è pensato per girare su un numero quanto più vasto è possibile di dispositivi portatili, mentre l'ecosistema Bada sarà limitato ai soli smartphone marcati Samsung.


I dettagli sul nuovo mobile OS coreano sono al momento scarsi, ma l'attesa di nuove informazioni dovrebbe essere breve: Bada verrà presentato ufficialmente (sotto forma di SDK per sviluppatori) a dicembre in un evento che si terrà Londra, mentre i primi Bada-smartphone arriveranno sul mercato nella
seconda metà del 2010.

[Fonte:
Punto Informatico]

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domenica 1 novembre 2009

Android e l'accessibilità

Il solito T.V. Raman ci introduce ad alcune soluzioni di accessibilità del nuovo Android.

Ha ragione il più grande tecnico di Google non vedente - T.V. Raman - ricordandoci spesso come le soluzioni di accessibilità sono indispensabili alle persone non vedenti ed ipovedenti ma tornano utili per tutti!

In particolare la nuova versione di Android adotta screen reader e tool text-to-speach, interfaccia usabile da trackball ed immagini di controllo associate a meta-dati, avvisi vocali e feedback di tipo tattile.

[Fonte: Scacco al Web]

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martedì 26 maggio 2009

Telefonini Eyes-Free: la vista non servirà più?

C’e’ una categoria di utenti, i non vedenti, per la quale ll'interfaccia eyes-free è l’unica strada percorribile: interessante in tal senso l'iniziativa di Google per dotare il suo sistema operativo Android di un'interfaccia eyes-free.

Per gli utenti vedenti, l’uso di interfacce eyes-free viene invece motivato con il fatto che le persone usano i telefonini mentre fanno altre cose (purtroppo anche pericolose, come guidare un veicolo) e quindi l'interfaccia eyes-free viene proposta come una soluzione che libera la vista dell’utente per permettergli di concentrarla su queste altre attività.
Dietro questa motivazione si cela però un’aspettativa eccessiva.
Questo è uno dei temi su cui mi hanno invitato a tenere il keynote speech dell'evento internazionale sulle interfacce multimodali svoltosi la scorsa settimana al Fraunhofer Institute in Germania. In estrema sintesi, mentre un’interfaccia eyes-free può essere perfetta per compiti semplici (descrivo un esempio originale alla fine del post), quando il compito da svolgere diventa complesso e ricco di contenuti informativi, l’approccio eyes-free rischia invece di essere inefficace o addirittura controproducente.
Per le persone vedenti, infatti, la vista è il senso dominante (almeno il 70% delle informazioni che acquisiscono dall’ambiente esterno arriva attraverso gli occhi): mantenere il contenuto informativo inalterato senza usare gli occhi significa spostare l’acquisizione di quelle informazioni verso il senso dell’udito (auditory interface) e/o del tatto (haptic interface).
Ad esempio, provate ad immaginarvi di stare camminando per strada ed il vostro telefonino vi legge con una voce sintetica un menu di 12 voci oppure una pagina web in auricolare e vi chiede quale link volete selezionare, facendovi ad esempio pronunciare il numero corrispondente attraverso il microfono. Nonostante i vostri occhi guardino la strada, quanto vi assorbirebbe mentalmente seguire il filo informativo e ricordare tutte le informazioni necessarie per fare le vostre scelte?

Leggi tutto l'articolo


[Fonte: il Sole 24 Ore]

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giovedì 21 maggio 2009

Secondo Dell Windows 7 costerà troppo

Darrel Ward, Product Manager in capo di Dell per la divisione Business, intervistato da Cnet ha dichiarato di nutrire qualche dubbio sulla politica dei prezzi che Microsoft adotterà per la prossima versione del suo sitema operativo, Windows 7.

Purtroppo il dirigente non scende nei dettagli, spiegando però che i costi delle licenze praticati ai produttori saranno più alti di windows XP e di Vista.

Il rischio è che gli utenti, specialmente quelli che puntano alla fascia economica possano essere riluttanti ad aggiornare il proprio pc, specialmente in tempo di recessione economica.

Già Windows Vista aveva portato ad un innalzamento dei prezzi di desktop e notebook economici, vuoi per i costi di licenza superiori, ma anche per l’aggiornamento hardware che si era reso necessario per supportare correttamente le richieste del nuovo sistema operativo, con non poche polemiche anche allora.
I margini risicati che i produttori di computer ottengono dalla vendita di ogni singola macchina non permetterebbero eventualmente un “sacrificio” per calmierare l’impatto di Windows 7, rischiando di portare i prezzi di attacco dei notebook abbondantemente sopra i 600 euro.

Tutto questo poi avviene nel momento del boom dei netbook e della nascita di un nuovo segmento di notebook ultramobile a basso costo basato sulla piattaforma CULV di Intel e Yukon di AMD.

Molti dubbi suscita anche l’annunciata "Starte Edition", versione a basso costo di Windows 7 che permetterà però l’esecuzione di non più di tre applicazioni contemporaneamente, che potrebbe essere una soluzione oltre che fastidiosa, anche inadatta alle esigenze del mercato a cui è destinata

Se Dell si lamenta, Microsoft dal suo punto di vista fa il suo gioco, in un mercato essenzialmente privo di concorrenza nelle fasce più a basso costo, a Redmond possono preoccuparsi più dei propri margini più che quelli dei suoi diretti clienti.

Resta però il problema dei netbook e MID per Microsoft, nonostante il mercato richieda insistentemente soluzioni windows based, il posizionamento di mercato di tali dispositivi non permette chi li fabbrica di acquistare licenze software a cuor leggero. In questo modo non solo si cerca di spingere i clienti finali ad acquistare soluzioni alternative finali basate su Linux ma si investe sullo sviluppo di nuove soluzioni sempra basate sul sistema operativo open source. Persino Intel, non trovando evidentemente in Microsoft un adeguato supporto alle soluzioni Atom ha deciso di fare da sola e di portare avanti lo sviluppo del sistema operativo Linux-based Moblin, arrivato in questi giorni alla seconda release.

Si tratta di un sistema operativo, anch’esso su base Linux con l’interfaccia e una serie di applicativi pensati appositamente per i dispositivi a cui Atom è destinato.

Viste anche le prime timide minacce mosse dall’architettura ARM abbinata ad Android che sta cercando di allargarsi verso territori che sono sempre appartenute all’accoppiata Microsoft-Intel, il creatore della piattaforma x86, che non ragiona certo giorno per giorno, inizia già da ora a preparare una controffensiva, con o senza Micrososft.

[Fonte: Appunti Digitali]

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mercoledì 11 febbraio 2009

Book Search: Google porta un milione di libri sui cellulari

Dopo Latitude, Google continua a spingere sul terreno del mobile. Questa volta non si tratta di mappe, ma di Book Search, il servizio che mette a disposizione miliardi di libri scannerizzati da Big G insieme centinaia di partner in tutto il mondo.
Google ha annunciato una versione ottimizzata per i dispositivi mobili del servizio. Digitando questo indirizzo http://books.google.com/m nel proprio browser mobile si può accedere a circa 1,5 milioni di opere e leggerle direttamente dal cellulare (per ora è compatibile solo con iPhone e gli smartphone Android).
In questa versione mobile si è preferito mettere a disposizione le opere direttamente in formato testo (piuttosto che come immagini, come avviene sulla versione web): può capitare che la trascrizione sia imperfetta in alcuni punti, ma in cambio si guadagna molto in leggibilità.
In realtà, questo annuncio riguarda solo in minima parte i lettori italiani. Il catalogo di libri consultabili integralmente nella nostra lingua è davvero ridotto: a differenza degli Stati Uniti (dove si possono trovare tutti i classici dell'Ottocento e migliaia di saggi), pochissime istituzioni nostrane hanno messo a disposizione le opere di pubblico dominio. Lo stesso discorso vale per le case editrici: si contano sulle dita di una mano quelle che propongono i propri cataloghi su Google Book ed in ogni caso si trova solo un'anteprima limitata per poi procedere all’acquisto del libro analogico sui vari siti di e-commerce.
C'è già chi prospetta battaglie Google vs. Amazon per il predominio nell’editoria digitale. Ma per ora non c’è partita: stravince Amazon, anche perché la lettura su cellulare non è proprio comodissima. Anzi, per le sue dimensioni ridotte, il display di un telefonino esaspera ancora di più le difficoltà di lettura proprie degli schermi dei computer. Se avete mai provato a leggere un romanzo su iPhone con i tanti applicativi per ebook disponibili, ve ne sarete presto resi conto: meglio la carta!
Per ora, il destino dei libri elettronici resta strettamente legato a quello degli schermi con inchiostro elettronico (e-ink), che garantiscono un’ottima leggibilità, per molti aspetti anche migliore di quella su carta. E questo spiega anche il successo di Kindle di Amazon (di cui presto dovrebbe arrivare la versione 2.0).

[Fonte: NDT Lazio]

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martedì 23 settembre 2008

HTC Dream, il primo telefono con Google Android

E' stato presentato oggi a New York, in occasione del decimo compleanno di Google, l'HTC Dream, il primo telefono cellulare basato su sistema operativo Android.

A livello hardware le caratteristiche salienti sono: schermo da 3 pollici touch screen, wi-fi, connessione 3G e EDGE, tastiera a scorrimento laterale, memoria interna fino a 8 GB, GPS, accelerometro, fotocamera da 3,1 megapixel.

Si può accedere a Gmail in modalità Push e all’Android Market (da dove si possono scaricare applicazioni per Android gratis o a pagamento), è supportato GTalk per la messaggistica istantanea. E' stato stretto un accordo con Amazon per i video musicali e le canzoni, in netta concorrenza con iTunes, per il quale non è prevista, almeno per il momento, compatibilità.

Le prime impressioni sono positive: l'interfaccia, apparentemente spartana rispetto a quella degli ultimi telefoni firmati Apple, HTC e Samsung, è fluida e veloce.

Il browser utilizzato per la navigazione in Internet è una versione adattata di Google Chrome. Sono presenti applicazioni per leggere documenti Word, Excel, PDF.

Il terminale sarà commercializzato a partire dal 22 ottobre nei negozi T-mobile statunitensi; il prezzo dichiarato per il mercato americano è di 179 dollari, contro i 199 dell'iPhone 2G.
La commercializzazione in Europa è prevista per l'inizio del 2009.
Se il prezzo si manterrà entro i 300 euro, l'HTC Dream darà certamente filo da torcere all'apparecchio di Apple.

Questo è il video introduttivo proiettato a New York:

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