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Web, tecnologia e accessibilità

sabato 27 giugno 2009

Motori di ricerca e Iran

Google è il motore di ricerca che maggiormente si è impegnato nell'indicizzare le vicende iraniane.

Anche se Twitter rimane la fonte principale di notizie per le rivolte dei giovani in Iran, anche a causa della sua capacità di geolocalizzazione delle notizie, è interessante vedere quanto e come si sono impegnati i motori di ricerca nel seguire (indicizzare quindi) i fatti iraniani.

Quantitativamente parlando la query site: .ir che ci rivela quante pagine sono indicizzate appartenenti al dominio iraniano svela Google e Yahoo! come i due motori di ricerca che hanno indicizzato un numero più alto di pagine (entrambi sopra i trenta milioni).
Per quanto riguarda il canale delle news Google svetta su tutti con i suoi
57 milioni di risultati sollecitato con la query Tehran.

Colpiscono, infine, i risultati relativi alla query Mousavi Iran Neda che dovrebbe in qualche modo rivelarci le fonti di informazione sui motori che hanno denunciato l'uccisione di una manifestante: oltre 7 milioni di risultati per Google che confermano la grande attenzione del mondo occidentale ai
tragici eventi di Tehran mentre ad Oriente i risultati sono numericamente molto inferiori su motori come Yandex, Baidu oppure Goo ed addirittura quasi nulli su molti motori di ricerca dell'area geografica adiacente all'Iran come Bilgi, Iranmehr, Tayait, Onkosh e Araboo; unica eccezione fra i motori di ricerca in lingua araba, capace di offire una copertura significativa alle dimostrazioni di piazza, è Arabi .

[Fonte: Scacco al Web]

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giovedì 18 giugno 2009

La rivoluzione iraniana a braccetto con Twitter

Twitter si rivela uno strumento formidabile per i fan pro Moussavi e l'intera vicenda sottolinea le potenzialità di Twitter stesso.

Cosa si dice a Teheran e dintorni? Ora si può presumere grazie a Twitter e alla sua modalità di ricerca avanzata che consente di sapere cosa si cinguetta (twittera) in maniera geo-referenziata!Uno strumento formidabile per misurare la febbre dell'opinione pubblica mondiale che peraltro è ben contenta di sfruttare Twitter proprio in quei paesi dove maggiore è la censura politica.

Twitter ha anche rinviato l'aggiornamento, su pressione dell'Amministrazione Usa, per dare una mano e non lasciare al buio i manifestanti.

[Fonte: Scacco al Web]

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