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Web, tecnologia e accessibilità

sabato 29 agosto 2009

Addio al topo di biblioteca

La notizia è apparsa proprio mentre l'Ifla, l'International Federation of Library Associations and Institutions, era riunita in occasione del suo 75° Congresso mondiale a Milano per discutere sulle prospettive e sulle implicazioni della digitalizzazione del patrimonio librario. Bene: il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha raggiunto un accordo con Google Libri per la migrazione online del suo (nostro).

Detta così potrebbe anche non sembrare una notizia da prima pagina, se non fosse che al MIBAC fanno capo 46 biblioteche pubbliche statali tra cui le due Biblioteche Nazionali, quella di Roma e quella di Firenze, che catalogano tutto ma proprio tutto quanto viene pubblicato in Italia, oltre storica Braidense di Milano e a numerose altre biblioteche universitarie e tematiche.

Insomma, qui ci sono di mezzo 16 milioni di titoli, compresi manoscritti e incunaboli precedenti al Cinquecento sostanzialmente inaccessibili fino a oggi. Non perché vietati al pubblico, ma perché per poterli leggere, sfogliare e guardare è necessario recarsi presso le biblioteche in cui si trovano, prenotarne la visione e sottostare a un'infinità di regole – ineccepibili – che li preservano dal deterioramento. Una trafila in grado di scoraggiare molti.

L'accordo è per ora in attesa di tutti i dettagli operativi, compreso quello sui libri tuttora coperti da copyright, ma Mario Resca (direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del ministero) ci vede solo aspetti positivi: l'accessibilità universale a questi scritti senza limiti di tempo o geografici; la preservazione perpetua dei testi (l'alluvione di Firenze è ancora un incubo per chi si occupa di biblioteche); un notevole risparmio economico, visto che da adesso a mettere i soldi per la digitalizzazione sarà Google e non Bondi, il cui portafoglio deve fare i conti con i tempi magri che corrono.

Ovviamente anche la società di Mountain View gongola per l'accordo, che – dopo le controversie con i privati per i diritti d'autore e gli accordi con istituzioni anche in Europa (dalla Bibliothèque Nationale de France a quelle di Svizzera, Belgio, Spagna e Germania) – le mette in mano una fiche quasi imbattibile in questo suo segmento di business.

Ed è qui che probabilmente si fermano gli aspetti positivi dell'accordo, visto che la potenziale posizione di monopolio di Google potrebbe diventare a sua volta un limite all'accesso libero al sapere, come più volte ribadito dalla Open Content Alliance, una organizzazione non-profit per la diffusione digitale del patrimonio culturale a cui partecipano numerose istituzioni culturali di tutto il mondo. E se fino a ieri l'OCA doveva fare i conti solo sulle proprie forze, ora può sfruttare l'appoggio di nomi come Microsoft, Amazon e Yahoo, forse terrorizzate all'idea di rimanere tagliate fuori dalla nuova frontiera delle ricerche online: quella dei libri.

[Fonte: Wired]

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mercoledì 11 febbraio 2009

Book Search: Google porta un milione di libri sui cellulari

Dopo Latitude, Google continua a spingere sul terreno del mobile. Questa volta non si tratta di mappe, ma di Book Search, il servizio che mette a disposizione miliardi di libri scannerizzati da Big G insieme centinaia di partner in tutto il mondo.
Google ha annunciato una versione ottimizzata per i dispositivi mobili del servizio. Digitando questo indirizzo http://books.google.com/m nel proprio browser mobile si può accedere a circa 1,5 milioni di opere e leggerle direttamente dal cellulare (per ora è compatibile solo con iPhone e gli smartphone Android).
In questa versione mobile si è preferito mettere a disposizione le opere direttamente in formato testo (piuttosto che come immagini, come avviene sulla versione web): può capitare che la trascrizione sia imperfetta in alcuni punti, ma in cambio si guadagna molto in leggibilità.
In realtà, questo annuncio riguarda solo in minima parte i lettori italiani. Il catalogo di libri consultabili integralmente nella nostra lingua è davvero ridotto: a differenza degli Stati Uniti (dove si possono trovare tutti i classici dell'Ottocento e migliaia di saggi), pochissime istituzioni nostrane hanno messo a disposizione le opere di pubblico dominio. Lo stesso discorso vale per le case editrici: si contano sulle dita di una mano quelle che propongono i propri cataloghi su Google Book ed in ogni caso si trova solo un'anteprima limitata per poi procedere all’acquisto del libro analogico sui vari siti di e-commerce.
C'è già chi prospetta battaglie Google vs. Amazon per il predominio nell’editoria digitale. Ma per ora non c’è partita: stravince Amazon, anche perché la lettura su cellulare non è proprio comodissima. Anzi, per le sue dimensioni ridotte, il display di un telefonino esaspera ancora di più le difficoltà di lettura proprie degli schermi dei computer. Se avete mai provato a leggere un romanzo su iPhone con i tanti applicativi per ebook disponibili, ve ne sarete presto resi conto: meglio la carta!
Per ora, il destino dei libri elettronici resta strettamente legato a quello degli schermi con inchiostro elettronico (e-ink), che garantiscono un’ottima leggibilità, per molti aspetti anche migliore di quella su carta. E questo spiega anche il successo di Kindle di Amazon (di cui presto dovrebbe arrivare la versione 2.0).

[Fonte: NDT Lazio]

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mercoledì 15 ottobre 2008

Una biblioteca da 78 terabyte

Oltre due milioni di volumi, più di 737 milioni di pagine, 1713 tonnellate di carta tramutate in 78 terabyte di dati: si tratta dalla biblioteca digitale in fieri che un consorzio di 12 università statunitensi, e le biblioteche di 13 atenei, stanno edificando online.

HathiTrust è un progetto per riunire gli archivi delle sconfinate biblioteche delle università statunitensi e farle sfociare in un unico punto di riferimento online. La biblioteca di Berkeley, quella della Penn State, i volumi dell'Università di Chicago, quelli dell'Università del Michigan e molti molti altri convergeranno nell'HathiTrust: sarà una biblioteca elefantiaca, a suggerirlo è il nome assegnato al progetto, Hathi, il corrispettivo hindi per elefante, animale dalla solida memoria. L'obiettivo del progetto è quello di ampliare infinitamente le prospettive dei ricercatori: sarà un gesto immediato accedere al delicato volume che risiede fisicamente nella biblioteca a migliaia di chilometri di distanza, smaterializzato in bit che scorrono online.
Se gli atenei statunitensi hanno già alle spalle la migrazione verso la digitalizzazione, Hathi rappresenta la prima interfaccia comune per condividere la cultura, per lasciarla scorrere fra gli studenti e stimolare il loro interesse e incoraggiarli alla rielaborazione della cultura.
La digitalizzazione dei testi sta procedendo a favore del pubblico universitario o in parallelo alla collaborazione con iniziative come Google Book Search o come l'Open Content Alliance supportata da Internet Archive, Yahoo e Microsoft.

Se il lavoro sporco della digitalizzazione è già ben avviato, HathiTrust sta meditando sulle strategie per
uniformare i formati e armonizzare le soluzioni scelte dai singoli atenei per proporre al pubblico le proprie biblioteche. Nonostante HathiTrust si rivolga principalmente a coloro che orbitano intorno agli atenei, ha in comune con le altre iniziative di digitalizzazione di libri il nodo da sciogliere del copyright. Se Google sfida editori e autori promettendo loro visibilità e dobloni e sbattendo in rete contenuti protetti dal diritto d'autore, OCA ha scelto di imboccare un'altra strada e di chiedere l'autorizzazione preventiva dei detentori dei diritti e di digitalizzare e mettere a disposizione i soli contenuti caduti in pubblico dominio, un patrimonio spesso trascurato dagli editori ma non per questo di minor valore.
L'elefante di HathiTrust muove sul crinale delle due strategie: tutti i libri digitalizzati verranno riversati in rete
a favore del personale accademico, mentre i volumi il cui testo è caduto in pubblico dominio, circa il 16 per cento del totale, verranno resi disponibili anche ai cittadini della rete.

[Fonte: Punto Informatico]

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