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Web, tecnologia e accessibilità

giovedì 11 marzo 2010

Gli utenti di Twitter non sono così "social", dopo tutto

Twitter è un social network in rapida crescita, ma la maggior parte dei suo 50 milioni di utenti non fa che seguire gli altri utenti, piuttosto che scrivere messaggi.
In realtà, un enorme 73% degli account Twitter ha scritto meno di 10 volte, secondo un nuovo rapporto di Barracuda Networks, una società di sicurezza Internet americana.

In pratica, sembra che Twitter stia diventando sempre più un news feed che un social network, ha affermato Paul Judge, autore della relazione e Chief Research Officer di Barracuda.
Ciò solleva interrogativi circa il suo potenziale di crescita.

A partire da dicembre 2009, solo il 21% dei titolari di account Twitter erano ciò che Barracuda definisce come "utenti veri", vale a dire utenti che hanno almeno 10 followers, sono a loro volta follower di 10 utenti e hanno scritto almeno 10 tweet.
Ciò indica che la maggior parte degli utenti di Twitter" magari segue le proprie celebrità preferite, ma non interagisce con gli amici, come succede su Facebook o MySpace," afferma Judge.

[Fonte: CNN Money]

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giovedì 4 febbraio 2010

Test di verifica fra virtuale e reale

Lo sciopero degli stranieri del primo marzo rappresenta un test micidiale della diffusione di Internet nella società reale.

Ispirato ad un'analoga iniziativa francese è stato lanciato sul web (ed in particolare tramite Facebook) per il 1 marzo lo Sciopero degli stranieri.

Il lancio di questa iniziativa è basato unicamente su forme di autorganizzazione su Internet ed è la prima volta (la manifestazione viola anti-Berlusconi sicuramente aveva precisi sponsor nella real life) che un settore marginale della società - anche se consistente - viene chiamato alla mobilitazione quasi esclusivamente attraverso il mezzo Internet.

Un test storico ed interessante per capire quanto realmente può incidere nel sociale e nella politica italiana il mezzo comunicativo della Rete.

[Fonte: Scacco al web]

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martedì 25 agosto 2009

Facebook Lite: più veloce e leggero per usarlo ovunque anche con connessioni lente

Si chiama Facebook Lite e consiste in una nuova versione del popolare sito di social networking, più leggera, a caricamento rapido, che consente di accettare nuovi amici, di lasciare commenti e messaggi, di vedere le foto e gli aggiornamenti di status.

È stata la stessa società di Mark Zuckerberg a precisare in una nota le caratteristiche e gli scopi di questo Facebook in versione dimagrita. Una precisazione che si è resa necessaria dopo che in Rete si era diffusa l’ipotesi che Facebook Lite fosse un’ulteriore risposta di Zuckerberg a Twitter, una nuova piattaforma che avrebbe cioè strizzato l’occhio al microblogging.

Niente di tutto ciò, a quanto pare. Solo una versione ottimizzata per coloro che dispongono di poca banda, pensata soprattutto per i netizen di paesi quali India e Cina e, in generale, del continente asiatico. Facebook, infatti, ha raccolto milioni di utenti in Europa e negli Stati Uniti e si prepara a bissare il successo di pubblico anche in Oriente. Facebook Lite è stato reso disponibile a una limitata quantità di utenti selezionati in qualità di Beta tester. Chi lo ha provato, lo descrive come una piattaforma scarna e minimale, dove compare una semplice bacheca e dove l’utente ha a disposizione una sola barra di navigazione con 4 categori: Muro, Info, Amici, Foto & Video.

Gli utenti possono solo scrivere brevi messaggi, aggiornare il proprio status, pubblicare foto e video, peraltro di qualità ridotta rispetto ai file inseriti sulla versione standard. I feedback ricevuti dai tester potrebbe servire anche a ottimizzare l’utilizzo del social network sui telefonini.

[Fonte: Webmaster Point]

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mercoledì 22 luglio 2009

Facebook in ufficio sul lavoro: quanto viene usato e come?

Una nuova ricerca sui tempi e i modi di utilizzo di Facebook nei luoghi di lavoro, i cui risultati, pur con le dovute riserve del caso, possono estendersi anche agli altri social network.
Nucleus Research ha scelto la creatura di Mark Zuckerberg perché rappresenta il social network più popolare e più utilizzato al mondo, il punto di riferimento ottimale, dunque, per sondare il terreno e cercare di individuare quanto e in che maniera uno strumento siffatto influisca sulla produttività dei lavoratori.

Non è, come anticipato, il primo studio in questo senso. Tempo fa, una ricerca condotta presso la NUS Business School dell’Università di Singapore, sebbene più ampia e non legata esclusivamente all’utilizzo di Facebook, ha mostrato come, ogni giorno, in ufficio si spendano circa 51 minuti nel controllare la propria email, nel leggere le news, nell’aggiornare il proprio profilo sui siti di social networking. Secondo i ricercatori della NUS, si tratterebbe di un’ora di otium proficuo, che renderebbe più piacevole il lavoro e aumenterebbe la produttività.

I risultati di Nucleus Research, invece, evidenziano che l’utilizzo di Facebook comporti una perdita di produttività dell’1,47%, con chiare ricadute sui costi aziendali.

Quanto e come viene usato Facebook negli uffici? Il 77% dei lavoratori dispone di un account su Facebook, i due terzi di essi vi accedono durante le ore di lavoro per circa 15 minuti al giorno. L’87% di questi ultimi, spiega Nucleus Research, accede a Facebook solo per svago, senza alcuna motivazione inerente il lavoro. Un lavoratore ogni 33, inoltre, ha costruito il proprio profilo esclusivamente nelle ore d’ufficio.

Sono informazioni interessanti che possono aiutare chi gestisce le policy aziendali a scegliere se bloccare o meno l'accesso dei dipendenti al social network.

[Fonte: Webmasterpoint]

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giovedì 18 giugno 2009

La rivoluzione iraniana a braccetto con Twitter

Twitter si rivela uno strumento formidabile per i fan pro Moussavi e l'intera vicenda sottolinea le potenzialità di Twitter stesso.

Cosa si dice a Teheran e dintorni? Ora si può presumere grazie a Twitter e alla sua modalità di ricerca avanzata che consente di sapere cosa si cinguetta (twittera) in maniera geo-referenziata!Uno strumento formidabile per misurare la febbre dell'opinione pubblica mondiale che peraltro è ben contenta di sfruttare Twitter proprio in quei paesi dove maggiore è la censura politica.

Twitter ha anche rinviato l'aggiornamento, su pressione dell'Amministrazione Usa, per dare una mano e non lasciare al buio i manifestanti.

[Fonte: Scacco al Web]

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martedì 28 aprile 2009

Anche Twitter si fa accessibile

Una versione speciale di Twitter si affaccia sul Web per andare incontro alle esigenze delle persone con disabilità.

Un famoso programmatore impegnato nel realizzare interfacce accessibili si è recentemente profuso nel realizzare un prototipo di interfaccia per permettere alle persone con disabilità di usare Twitter in maniera accessibile .

Scorciatoie da tastiera, tag di titolazione e strutturali otimizzati per agevolare l'interpetazione degli screen-reader, grandi dimensioni delle font e contrasti spinti per l'interfaccia di default, contatore anche audio per avvertire l'imminente fine della disponibilità dei caratteri per twittare, sono alcune delle caratteristiche implementate dal valente programmatore Dennis Lembree.

[Fonte: Scacco al Web]

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giovedì 23 aprile 2009

Facebook si pone il problema dell'accessibilità

Le piattaforme di social networking cominciano a porsi il problema di come intercettare l'utenza con disailità.

Sempre più spesso le associazioni di persone con disabilità pongono il problema dell'accessibilità delle piattaforme di social networking riuscendo in alcuni casi ad attirare l'attenzione dei big del Web 2.0.

Sulla pagina del Centro di assistenza per l'accessibilità di Facebook oltre al collegamento all'helpdesk specifico sull'accessibilità si trovano indicazioni sul captcha di tipo audio, il collegamento alla versione mobile, la versione no Javascript del Gift Shop, suggerimenti per le funzionalità di zoom con i vari browser, raccomandazioni sull'uso di titolazioni per le immagini (caption), mappatura delle scorciatoie da tastiera.

[Fonte: Scacco al web]

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martedì 24 febbraio 2009

Su Facebook i primi malware in salsa web app

Facebook, il celeberrimo social network che sta raggiungendo le vette delle classifiche di qualsiasi cosa, potrebbe passare alla storia anche per essere stato la prima piattaforma a ospitare i primi rudimentali tentativi di malware che proliferino in un sistema interamente basato sul web.

Tanto tempo fa i virus erano degni di questo nome, e svilupparli era una sfida tale che si sarebbe potuta considerare un’arte. Poi arrivò internet e l’esplosione demografica degli internauti, unita ad impiegati annoiati con in mano client di posta con controlli ActiveX. Così per far girare un worm bastava inviarlo via mail e sperare (fiduciosi) che il destinatario la aprisse. Ora siamo (quasi) tutti consapevoli e ben armati contro i malintenzionati e non è più così facile infilare worm e trojan nei pc della gente.

La storia però sembra ricominciare da capo con le applicazioni che girano interamente su web (le cosiddette "web app"). Man mano che le applicazioni e le piattaforme web based si evolvono, diventano sempre più degli ambienti complessi in cui ci muoviamo, comunichiamo, lavoriamo e conserviamo i nostri dati, magari riservati. Con l’aumentare delle possibilità per l’utente, aumentano anche le opportunità per i furbi.

Ma scendiamo nei particolari. Oggi aprendo la home di Facebook mi son ritrovato il menu a tendina delle notifiche stracolmo, con mia somma gioia, aprendolo però ho trovato soltanto dei messaggi ingannevoli.

Quelle visibili sono solo le più recenti di una lunga sfilza di notifiche, tutte dalla stessa applicazione, che invitano a cliccare sul link per leggere il messaggio inviato da uno dei propri contatti.
Ovviamente non c’è nessun messaggio, e l’unica cosa che si ottiene seguendo il link è quella di ritrovarsi l’applicazione installata, che inizierà immediatamente a inviare lo stessa falsa notifica a tutti gli “amici”.

Come era una volta per le email, il veicolo principale di diffusione torna ad essere l’inesperienza, l’ingenuità o la distrazione degli utenti.
Una volta descritto il metodo di diffusione di questa sottospecie prototipale di worm, bisogna chiedersi quali siano i rischi per gli utenti che ne cadono vittime. Fortunatamente per ora sono ben pochi.

Nel caso di Facebook, le applicazioni sviluppate per funzionare all’interno del social network hanno potenzialmente accesso a tutti i dati del nostro profilo (da non confondere con i dati dell’account) e alle nostre attività. Fortunatamente Facebook è un posto destinato alla pubblicazione di materiale: per quanto si desideri restringere i permessi di visualizzazione, nessuno inserisce informazioni confidenziali tra le sue pagine, quindi, tutto sommato, la nostra privacy e la nostra sicurezza sono, per il momento, salve.

E' importante far notare che gli amministratori di Facebook effettuano controlli e fanno sparire nell’oblio queste applicazioni, insieme a tutte le tracce che avevano lasciato nei profili e nelle cronologie delle notifiche.

Per ora non c’è da preoccuparsi dunque, ma questi sono fenomeni che andranno tenuti sempre più sotto osservazione, man mano che le nostre attività informatiche si sposteranno all’interno del browser.

[Fonte: Appunti Digitali]

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domenica 9 novembre 2008

Skype su Eldy

Eldy è un software pensato per anziani e disabili, utilizzato da circa 150.000 utenti e adottato da diverse amministrazioni pubbliche attraverso specifici progetti di inclusione sociale.

E' interamente in italiano (non contiene inglesismi), ha caratteri grandi, è semplice e facile da installare e consente di avvicinarsi ai linguaggi e ai servizi usati principalmente dai giovani come ad esempio chat, email, internet. Infine, è gratuito e senza contenuti pubblicitari.

Eldy può essere utilissimo per le persone anziane e per coloro che hanno problemi di vista.

Nella sua nuova versione, che gira anche su Linux, Eldy ha integrato Skype, il software che consente chiamate e videochiamate via internet e telefonate alla linea fissa o ai cellulari. Con tale funzione anche l'utente disabile ha la possibilità di sfruttare uno dei più apprezzati strumenti nati col web.

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mercoledì 15 ottobre 2008

Una biblioteca da 78 terabyte

Oltre due milioni di volumi, più di 737 milioni di pagine, 1713 tonnellate di carta tramutate in 78 terabyte di dati: si tratta dalla biblioteca digitale in fieri che un consorzio di 12 università statunitensi, e le biblioteche di 13 atenei, stanno edificando online.

HathiTrust è un progetto per riunire gli archivi delle sconfinate biblioteche delle università statunitensi e farle sfociare in un unico punto di riferimento online. La biblioteca di Berkeley, quella della Penn State, i volumi dell'Università di Chicago, quelli dell'Università del Michigan e molti molti altri convergeranno nell'HathiTrust: sarà una biblioteca elefantiaca, a suggerirlo è il nome assegnato al progetto, Hathi, il corrispettivo hindi per elefante, animale dalla solida memoria. L'obiettivo del progetto è quello di ampliare infinitamente le prospettive dei ricercatori: sarà un gesto immediato accedere al delicato volume che risiede fisicamente nella biblioteca a migliaia di chilometri di distanza, smaterializzato in bit che scorrono online.
Se gli atenei statunitensi hanno già alle spalle la migrazione verso la digitalizzazione, Hathi rappresenta la prima interfaccia comune per condividere la cultura, per lasciarla scorrere fra gli studenti e stimolare il loro interesse e incoraggiarli alla rielaborazione della cultura.
La digitalizzazione dei testi sta procedendo a favore del pubblico universitario o in parallelo alla collaborazione con iniziative come Google Book Search o come l'Open Content Alliance supportata da Internet Archive, Yahoo e Microsoft.

Se il lavoro sporco della digitalizzazione è già ben avviato, HathiTrust sta meditando sulle strategie per
uniformare i formati e armonizzare le soluzioni scelte dai singoli atenei per proporre al pubblico le proprie biblioteche. Nonostante HathiTrust si rivolga principalmente a coloro che orbitano intorno agli atenei, ha in comune con le altre iniziative di digitalizzazione di libri il nodo da sciogliere del copyright. Se Google sfida editori e autori promettendo loro visibilità e dobloni e sbattendo in rete contenuti protetti dal diritto d'autore, OCA ha scelto di imboccare un'altra strada e di chiedere l'autorizzazione preventiva dei detentori dei diritti e di digitalizzare e mettere a disposizione i soli contenuti caduti in pubblico dominio, un patrimonio spesso trascurato dagli editori ma non per questo di minor valore.
L'elefante di HathiTrust muove sul crinale delle due strategie: tutti i libri digitalizzati verranno riversati in rete
a favore del personale accademico, mentre i volumi il cui testo è caduto in pubblico dominio, circa il 16 per cento del totale, verranno resi disponibili anche ai cittadini della rete.

[Fonte: Punto Informatico]

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lunedì 29 settembre 2008

Internet e lavoro: sempre connessi non esistono orari. Ma stress e stanchezza in forte aumento.

L’istituto di ricerca Pew ha condotto un’indagine su 2.134 lavoratori americani tra marzo e aprile 2008, lavoratori che la stessa Pew Internet & American Life Project definisce "Wired and Ready", ovvero collegati alla Rete e sempre disponibili. Lo studio si intitola "Networked Workers" e secondo i dati il 60% dei collett bianchi statunitensi fa parte di questa categoria, cioè dei lavoratori sempre connessi.

Il 93% del campione preso in esame possiede un cellulare, l’85% un PC desktop, il 61% un portatile, il 27% uno smartphone. Secondo gli intervistati, la tecnologia ha portato sicuramente dei benefici al loro lavoro e alla loro vita, soprattutto in termini di produttività e di condivisione di progetti con colleghi e superiori.

Ma c’è un preoccupante risvolto della medaglia: l’uso massiccio delle tecnologie e l’essere sempre connessi e reperibili hanno fatto aumentare sensibilmente i livelli di stress. Il 49% degli impiegati, infatti, dichiara che ora spesso riceve richieste di svolgere una quantità di lavoro superiore alla norma: richiesta che comporta il portarsi il lavoro anche a casa, persino nei week-end e addirittura durante le vacanze. E anche nella vita privata i networked workers fanno uso di tecnologie: il 62% possiede una email personale, il 18% usa una chat, il 10% utilizza i siti di social networking.

Se, quindi, da una parte le nuove tecnologie, Internet e compagnia bella stanno consentendo di migliorare le proprie prestazioni sul lavoro, con benefici che possono portare ad avanzamenti di carriera e di stipendi, dall’altra si affaccia il rischio di ammalarsi per il troppo stress. Con la conseguenza, paradossale, che ciò che doveva servire di supporto al proprio lavoro, finisca per rivelarsi un’arma puntata contro se stessi. In medio stat virtus, dicevano gli antichi.

[Fonte: Webmasterpoint]

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lunedì 22 settembre 2008

L'inaccessibilità di Facebook

Facebook è uno dei più noti siti appartenenti alla categoria del cosiddetto Social Networking.
Inizialmente, il sito era in gran parte accessibile ai non vedenti. Tuttavia, il nuovo layout risulta difficile da navigare per la comunità di non vedenti.

Una delle pecche più gravi è rappresentata dall'impossibilità di utilizzare Internet Explorer, a causa della struttura "down-arrowing" dei menù, che è poi il modo tradizionale per le persone di visualizzare i testi. Anziché poter leggere tutto. La situazione migliora con Firefox, che possiede una propria serie di strumenti dedicati all'accessibilità.

La precedente versione di Facebook aveva anch'essa alcuni strumenti sviluppati appositamente per garantire l'accessibilità, come ad esempio i captias, che permettono a un sito web di verificare se, ad esempio, un modulo è stato compilato da un utente "reale" oppure da uno spyware.

Facebook dispone di una versione audio. Tuttavia, a detta di alcuni utenti, questa versione è di cattiva qualità.

Facebook è solo uno degli esempi dei problemi legati all'accessibilità che la comunità dei non vedenti deve affrontare quotidianamente. Molti dei siti web finalizzati al messa in contatto delle persone non sono accessibili, a causa del layout o dei captias.

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The Human Network Effect

logo di The Human Network EffectOggi parte, dalle 11 in diretta, The Human Network Effect: 5 giorni di diretta in streaming via web la vita quotidiana di 5 ragazzi che hanno passioni diverse e vivono in contesti e aree geografiche differenti, che faranno cose divertenti e serie, che sveleranno i trucchi della rete, che discuteranno con il mondo degli internauti di argomenti sociali e personali.
Il tutto all'interno di una casa costruita secondo i principi della bio-architettura e della domotica, ecologicamente compatibile, a zero emissioni di anidride carbonica e alimentata da fonti di energia rinnovabili.

[Fonte: Codice Internet]

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